Nel sud del Sinai, 5 km a nord-est della nota area mineraria di Serabit el-Khadim, è stato individuato un sito archeologico finora sconosciuto che testimonia una lunghissima frequentazione di oltre 10.000 anni. A un’altezza di un centinaio di metri su un altopiano desertico, si trova un rifugio naturale utilizzato come ricovero per uomini e bestiame. Le pareti di arenaria sono completamente ricoperte da pitture e graffiti che raffigurano simboli astratti, animali, scene più complesse e iscrizioni lasciate nel corso di millenni.
Le fasi più antiche di occupazione risalgono al 10.000-5.500 a.C. e vedono incisioni e pitture con ocra rossa e con un inedito pigmento grigio. Spiccano rappresentazioni di fauna selvatica, come capre nubiane, di caccia con l’arco e segugi. Più recenti sono iscrizioni nabatee accompagnate da cavalieri in assetto da battaglia e uomini su dromedari. Numerose anche le testimonianze del passaggio di pellegrini musulmani con iscrizioni in arabo. Gli archeologi egiziani hanno ritrovato anche altre tracce dell’utilizzo del rifugio, come resti di focolari e ossa animali, strumenti in pietra e frammenti di ceramica che vanno dal Medio Regno al III secolo d.C.







