A Bir el-Shagala, gli archeologi egiziani hanno scoperto una tomba con piramide di epoca romana. La rarità della struttura è arricchita dalla presenza di un insolito ingresso monumentale in arenaria con una scena dell’Amduat e una stele funebre scritta in greco. Il sito si conferma quindi uno dei più importanti del Deserto Occidentale, essendo la necropoli dell’antica Mut/Mothis, capoluogo dell’oasi di Dakhla durante il periodo greco-romano. Si testimonia inoltre una commistione di elementi tradizionali egiziani e importati dal mondo classico.
Negli ultimi mesi, gli annunci di scoperte di tombe da parte di missioni locali si stanno susseguendo uno dopo l’altro, anche se spesso non sono corredati di informazioni sufficienti. Lungi da me fare una classifica dei ritrovamenti, ma questa volta, la struttura individuata è sicuramente fuori dal comune. La tomba presenta una piramide e già questo la rende quasi unica per il periodo romano. Proprio nella stessa necropoli di Bir el-Shagala ce ne ne sono altre coeve dello stesso tipo, tra cui quella di Tathutis figlia di Herta, che aveva una cappella sormontata da una piramide.

Sullo stesso modello, alla tomba appena scoperta si accedeva attraverso una scalinata che conduceva all’ingresso principale in arenaria, sigillato da una lastra con la figura di Osiride. La porta è sormontata da una cornice a gola egizia con disco solare alato e due urei, sotto la quale l’architrave presenta una scena tratta dalla 7ª ora dell’Amduat. Questo testo, che racconta il viaggio notturno del Sole nell’aldilà, non era mai stato riscontrato a Bir el-Shaqala e testimonia la permanenza di tradizioni funerarie più antiche. Si apre poi un ambiente trasversale in mattoni crudi con volta a botte, in parte crollata, e due camere sepolcrali per il defunto e la moglie.

Questa parte ipogea del monumento era sormontata da una piramide in mattoni crudi, sulla cui faccia meridionale gli archeologi hanno ritrovato una stele iscritta in greco con un componimento funebre di 19 righe. L’elegia, che risalirebbe alla fine del III-inizi IV secolo d.C., reca il nome del defunto, Pisechthis, già attestato nella necropoli di Bir el-Shagala, e il suo ruolo di “pritano”, cioè magistrato. La dedica, lasciata da un certo Sarapione, probabilmente un familiare, è collegata però a una fase successiva della tomba, quando fu costruita un’altra cappella a quattro pilastri sopra l’ingresso principale. La datazione è confermata da una moneta di bronzo dell’imperatore Costantino I (306-337).
Fonte: Ahram Online




