Da poco è uscito nelle sale “Odissea” di Christopher Nolan, kolossal che narra della Guerra di Troia e del lungo viaggio di ritorno di Ulisse verso Itaca. Il film ha suscitato accese polemiche ancor prima della distribuzione, soprattutto per la scelta del cast. In particolare, ha fatto scalpore l’assegnazione del ruolo di Elena a Lupita Nyong’o, attrice messicana, naturalizzata statunitense, di origini keniane. Senza entrare nel merito dell’aderenza storico-letteraria della pellicola, vorrei parlare di una curiosa storia alternativa che lega effettivamente Elena all’Africa.
L’autore di questo “reboot antelitteram” è nientepopodimeno che Erodoto, celebre storico di Alicarnasso del V sec. a.C. Nel Libro II delle sue Storie racconta una versione poco nota della Guerra di Troia, arricchendo le parole di Omero con ciò che aveva appreso dai sacerdoti egiziani. Erodoto, infatti, costituisce una delle fonti più importanti per conoscere la civiltà egizia poiché egli stesso visitò la Valle del Nilo durante la dominazione persiana. Sebbene ciò che scrive vada preso con le pinze, la sua testimonianza resta comunque fondamentale e spesso unica.
La Guerra di Troia secondo Erodoto
Un esempio delle sue interpretazioni controcorrente riguarda proprio Elena e la Guerra di Troia. Mentre sta presentando la sua genealogia di faraoni mitici, Erodoto colloca tra Ferone e Rampsinito (forse Ramesse III) un tale Proteo, re che sarebbe vissuto a Menfi. Proteo, in realtà, era stato citato già nell’Odissea (IV, 430 sgg.), ma come genio marino dell’isola egiziana di Faro, che, secoli dopo, avrebbe ospitato una delle Meraviglie del mondo antico all’imboccatura del porto di Alessandria. Qui, Menelao, persosi durante il ritorno da Troia, avrebbe catturato Proteo per farsi rivelare il percorso verso Sparta.
Tornando a Erodoto, nei capitoli 112-120, è descritta la città di Menfi con tutti i suoi santuari, tra cui spicca il tempio di Afrodite “Straniera”. Lo storico di Alicanasso, incuriosito dall’epiteto della dea che non trova altrove, pensa che l’edificio sacro sia dedicato a Elena figlia di Tindaro e chiede conferma ai sacerdoti egiziani. Questo è il classico espediente della storiografia di Erodoto, che si affida all’autorità del clero egiziano per corroborare il suo racconto. Ed è proprio qui che leggiamo la versione alternativa della Guerra di Troia e del destino di Elena in Africa.
Elena in Egitto
Secondo il resoconto dei sacerdoti, dopo aver sedotto Elena mentre era ospite alla corte di Menelao, Paride la rapì e sottrasse parte dei tesori del palazzo, salpando da Sparta in gran segreto alla volta di Troia. Fin qui, la storia è quella che conosciamo. Durante il viaggio, però, la nave del principe troiano – chiamato da Erodoto con il soprannome di Alessandro – fu spinta da venti contrari verso il Delta del Nilo. Sbarcati sulle coste egiziane, alcuni servi di Paride si rifugiarono nel vicino tempio di Eracle e denunciarono i crimini del loro padrone ai sacerdoti e al guardiano del ramo canopico, Thonis (nome della città sommersa di Heracleion).
La notizia fu subito riferita al re Proteo a Menfi, che, nonostante l’empietà commessa dallo straniero, per le leggi dell’ospitalità non poté condannarlo a morte. Di contro, però, impose a Paride di lasciare subito l’Egitto, trattenendo in custodia il suo bottino – ovvero Elena e i tesori rubati a Sparta – affinché Menelao lo potesse recuperare. Paride rientrò quindi a Troia senza Elena. Agamennone e gli Achei, ignari di tutto questo, partirono comunque per Ilio.
Un finale poco epico
Quando alla richiesta di restituzione di Elena e dei tesori sottratti, i Troiani risposero che si trovavano in Egitto, gli Achei non si fidarono e diedero inizio alla – a questo punto inutile – Guerra di Troia. Una volta espugnata la città dopo un assedio lungo dieci anni, si accorsero che effettivamente Elena non c’era; così, Menelao partì per la corte di Proteo, recuperando la regina – ormai egiziana d’adozione – e i suoi beni.
Lieto fine? Mica tanto. Anche Menelao riuscì a offendere il suo ospite, che per tanto tempo aveva badato alla moglie e al suo patrimonio. Non riuscendo a ripartire, infatti, il re di Sparta pensò bene di sacrificare agli dèi due bambini locali per ottenere venti favorevoli. Gli Egiziani se ne accorsero e lo inseguirono furenti fino in Libia, dove si persero le sue tracce. La cosa interessante è che, secondo Erodoto, questa versione dovesse essere nota a Omero che, tuttavia, per esigenze narrative (tradotto: coprire la figuraccia degli Achei), avrebbe adottato la trama che noi conosciamo e che è stata portata – più o meno fedelmente – al cinema da Nolan.
di Mattia Mancini e Federica Pancin





