Ecco come è stata costruita la Piramide di Cheope. Ma è davvero una novità?

ricostruzione Piramide di Cheope
La ricostruzione 3D della Piramide di Cheope (npj Heritage Science 142, 2026)

Un recente studio ha di nuovo riportato alla ribalta la Piramide di Cheope e le presunte tecniche adottate per la sua costruzione. L’annoso dibattito su come gli Egizi siano riusciti a realizzare l’ultima rimasta delle meraviglie del mondo antico vede diverse ipotesi non ancora confermate con certezza. Escludendo ovviamente quelle più fantasiose che tirano in ballo alieni e avanzate civiltà perdute, è stato proposto l’utilizzo di lunghe rampe dritte di mattoni crudi, rampe a zig-zag, rampe a spirale, gru e altre macchine di sollevamento.

Questa volta la soluzione alla movimentazione dei blocchi di pietra, pesanti in media 2,5 tonnellate, vedrebbe sì una rampa a spirale che, però, non avvolgerebbe la Piramide di Cheope, come la gran parte degli studiosi crede, ma sarebbe stata integrata nel bordo dell’edificio. Come spesso succede per questo argomento, l’autore dell’ipotesi non è un egittologo ma un ricercatore indipendente, Vicente Luis Rosell Roig, ingegnere informatico esperto in intelligenza artificiale e realtà virtuale. Il suo lavoro è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista di Nature npj Heritage Science e riproposto dai media di tutto il mondo.

Come è stata costruita la Piramide di Cheope secondo il nuovo modello

Semplificando al massimo, Rosell Roig ha testato con un algoritmo il modello “Integrated Edge Ramps” (IER), inserendo una serie di dati geometrici (distanze, pendenza), fisici (attrito) e logistici (numero di operai, monte ore di lavoro). Il sistema più performante prevede rampe elicoidali a corsie multiple – 3 per la salita e una per la discesa – inserite nella struttura ma che, a differenza del celebre modello interno di Houdin, sono aperte all’esterno. Le gallerie di 4 x 4 metri, con una pendenza di 7° circa, sarebbero quindi state ottenute omettendo temporaneamente alcuni corsi perimetrali senza gravare sulla stabilità strutturale.

In questo modo, gli operai avrebbero potuto lavorare alla luce del sole senza intralciarsi, rispettando una tempistica compatibile con la durata del regno di Cheope (2589-2566 a.C.). Posando quindi un blocco (dei 2,3 milioni stimati) ogni 4-7 minuti, sarebbero serviti 2000 operai a stagione e 14-20 anni in totale. Secondo l’autore, il modello sarebbe più funzionale di quello a rampa esterna perché permette un controllo migliore della superficie perimetrale, inoltre risponderebbe alla mancata presenza di tracce di strutture in mattoni, mai individuate a Giza.

Ma è proprio una novità?

Sebbene lo studio utilizzi un approccio nuovo, la teoria secondo la quale la Piramide di Cheope sarebbe stata costruita con rampe elicoidali multiple integrate non è proprio inedita, anzi. I giornali e siti web ovviamente stanno enfatizzando la notizia, ma già nel 1998 Rosemarie e Dietrich Klemm pubblicarono un’ipotesi praticamente uguale. I coniugi – egittologa lei, geologo lui – a lungo hanno studiato le tecniche di estrazione mineraria di antico Egitto e Nubia, ma nello specifico avevano elaborato un sistema che prevedeva due rampe, integrate nella superficie esterna della piramide, che partono da angoli opposti e salgono in senso orario. La novità principale di Rosell Roig, che comunque cita brevemente i Klemm, consiste quindi nelle quattro corsie al posto di due.

 

piramide di cheope
Il modello di costruzione della Piramide di Cheope secondo i Klemm (figg. 2-3, pp. 90-1)

 

L’articolo originale: https://www.nature.com/articles/s40494-026-02405-x

L’articolo dei Klemm: Klemm R., Klemm D., “Die Integralrampe als Konstruktionselement großer Pyramiden”, in Guksch H., Polz D. (eds), Stationen. Beiträge zur Kulturgeschichte Ägyptens. Rainer Stadelmann gewidmet, Mainz 1998, p. 87-94.