L’Egitto è un paese enorme, ma il patrimonio archeologico di cui siamo abituati a parlare è circoscritto a una strettissima fascia di territorio lungo il corso del Nilo e nel suo Delta. Tutto attorno, sembrano esserci centinaia e centinaia di chilometri solo di sabbia e rocce. Eppure, attraversati da piste carovaniere e costellati di oasi e miniere, il deserto occidentale e quello orientale erano molto più vissuti di ciò che pensiamo. Inoltre, in tempi molto remoti, quando il clima era più mite, queste lande apparentemente desolate erano popolate di animali, piante e uomini che hanno lasciato la testimonianza del loro passaggio sulla pietra.
Il Sahara Orientale è ricco di siti di arte rupestre, molti dei quali illustrati in “Current Research in the Rock Art of the Eastern Sahara“, una delle ultime pubblicazioni della Golden House Publications. A cura di alcuni tra i maggiori esperti del campo, quali Frank Förster, Maria Carmela Gatto, Paolo Medici, Paweł Lech Polkowski e Gunnar Sperveslage, il volume presenta gli atti di una sessione del 20° International Rock Art Congress, che si è tenuto nel 2018 in Valcamonica. Il lavoro è stato dedicato alla memoria di Dirk Huyge, curatore della sezione Egitto predinastico e protodinastico dei Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles, morto proprio quell’anno e a cui è riservato il primo contributo.
Gli altri 13 articoli toccano tematiche che variano molto per zona geografica (dall’Egitto alla Nubia, passando anche per aree limitrofe come Libia e Ciad), cronologia (dal Paleolitico al Periodo romano), metodologie e approccio di studio. Sono infatti presentati i più recenti risultati di campagne di ricognizione e documentazione in importanti siti d’arte rupestre, come le Oasi di Dakhla e Kharga, Elkab, Hierakonpolis, Gebel el-Silsila, Kom Ombo ed Assuan. Inoltre, è possibile leggere approfondimenti di notizie che ho riportato negli ultimi anni sul blog, come la scoperta della più antica iscrizione geroglifica monumentale.
Tra i contributi del volume, troviamo anche ricerche più specifiche su singole iconografie, di cui sono analizzati aspetti stilistici, datazione e diffusione. Le rappresentazioni di animali ovviamente la fanno da padrone e possiamo citare, ad esempio, la caccia all’ippopotamo o il gatto che gioca con il topo; tuttavia, sono presenti anche altri tipi di raffigurazioni, come barche o addirittura un intero catalogo dedicato ai vari modi di rappresentare il triangolo pubico. Gli articoli sono corredati di foto a colori, disegni, schemi e ampie tavole con repertori di petroglifi con tutte le loro varianti.

Per maggiori info: https://www.goldenhousepublications.com/product-page/ibaes-27





