Ci risiamo; si torna a parlare di camere nascoste nella tomba di Tutankhamon e l’affaire Tutfertiti si riprende le pagine dei giornali di tutto il mondo. Anzi, le stanze segrete crescono di numero e diventano addirittura 6! È quello che emerge da una recente ricerca, i cui risultati sono stati condivisi solo due giorni fa, il 17 settembre. A dirigere il nuovo progetto è Mamdouh Eldamaty, oggi professore di Egittologia all’Ain Shams University del Cairo, ma all’epoca Ministro delle Antichità e forte sostenitore della presenza di vuoti dietro le pareti della camera funeraria della KV 62.
Il dibattito spacca il mondo scientifico e l’opinione pubblica fin dall’agosto del 2015, quando l’egittologo britannico Nicholas Reeves pubblicò sulla sua pagina academia.edu un “occasional paper”, cioè un saggio estemporaneo non proposto in una rivista scientifica standard. In quell’articolo Reeves proponeva l’ormai celebre ipotesi secondo la quale la tomba di Tutankhamon nasconderebbe la sepoltura della regina Nefertiti. Da quel momento in poi, si sono susseguiti colpi di scena a ripetizione che hanno fatto, in piccolo, la storia anche di questo blog. Uno dei miei articoli era infatti diventato il più letto dell’intera piattaforma WordPress in italiano e 20° al mondo, a testimonianza dell’interesse generato dalla notizia.
11 anni di ricerche nella Tomba di Tutankhamon
Riassumere tutta la vicenda in poche parole è estremamente difficile, ma proverò a non perdere nessun passaggio. Reeves si era accorto di crepe sugli intonaci della camera funeraria, osservando le scansioni ad alta definizione, realizzate dalla Factum Arte per costruire la copia perfetta della tomba di Tutankhamon che si trova dietro alla Carter’s House. Quei segni quasi invisibili sarebbero stati la prova di aperture murate sulle pareti ovest e nord. La KV 62, troppo piccola e inusuale per appartenere a un faraone, sarebbe stata progettata in origine per una regina della XVIII dinastia, nello specifico per la sposa di Akhenaton, e solo in un secondo momento riadattata anche per la deposizione di Tutankhamon, deceduto all’improvviso a soli 18-19 anni.
Reeves ha continuato ad aggiungere prove pubblicate in altri due capitoli della serie delle sue pubblicazioni indipendenti “The Tomb of Nefertiti?”. Oltre all’architettura, anche lo stile decorativo e le iscrizioni porterebbero a pensare a un cambiamento dei piani in corso d’opera. Soprattutto la parete nord, l’unica a essere dipinta secondo lo schema originario, presenterebbe tracce di modifiche: lo sfondo bianco sarebbe stato colorato di giallo, le figure dai tratti femminili di Nefertiti convertite nelle fattezze di Tutankhamon, i cartigli riscritti per inserire anche il nome di Ay, salito al trono dopo la morte del giovane re.
Per verificare questa clamorosa ipotesi, era stato chiamato Hirokatsu Watanabe, esperto giapponese che confermò la presenza di due due stanze grazie a scansioni con georadar. Anzi, Watanabe si era addirittura spinto a segnalare l’esistenza di oggetti metallici e organici dietro le pareti. Una seconda campagna di indagini geofisiche, condotta nel 2016 da tecnici della National Geographic Society, aveva messo in dubbio i risultati precedenti, così da spingere il Ministero delle Antichità a richiedere un terzo e definitivo parere. Quando Reeves era stato già estromesso dalla ricerca dalle autorità egiziane, entrò quindi in gioco nel 2017 il team italiano diretto da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) e composto da professionisti dell’Università di Torino, 3DGeoimaging e Geostudi Astier.
I risultati avevano ribaltato completamente l’aspettativa, escludendo categoricamente la presenza di camere nascoste nella tomba di Tutankhamon, non avendo rilevato discontinuità tra la roccia naturale ed eventuali toppe di mattoni o altri materiali dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria. Tuttavia, due anomalie erano state comunque individuate nelle vicinanze, grazie alla tomografia di resistività elettrica (ERT), ma non erano state collegate con la KV 62. Un articolo pubblicato su Nature nel 2020, non citando le ricerche di Porcelli & Co., era arrivato più o meno alle stesse conclusioni.

Il nuovo studio
Tornando finalmente al presente, Eldamaty, Reeves, l’ingegnere strutturale George Ballard e il geofisico Abbas Mohamed Abbas hanno presentato il quarto capitolo della serie “The Burial of Nefertiti?”. Nella prima parte vengono riportate tutte le prove raccolte in questi anni da Reeves; nella seconda, Ballard valuta gli studi precedenti, criticando soprattutto la terza serie di indagini geofisiche per la mancata condivisione di tutti i dati; infine, sono presentati i risultati di due nuove campagne di prospezioni, effettuate nella tomba di Tutankhamon nel 2023-2024.
Le conclusioni dello studio si basano soprattutto sull’utilizzo della microgravimetria, metodo che misura piccole variazioni del campo gravitazionale per mappare la densità del terreno e individuare cavità sotterranee. Sono però stati impiegati anche la tomografia a resistività elettrica e il georadar, ma solo all’interno dell’ipogeo. A fronte del progetto iniziale di scansionare l’area anche dall’alto, si è infatti deciso di utilizzare i dati riportati nelle pubblicazioni del team italiano (ma non erano insufficienti?). Queste misurazioni rileverebbero una camera accessoria speculare al cosiddetto Tesoro e soprattutto un proseguimento a nord della struttura, che continerebbe attraverso un corridoio discendente di circa 25-30 metri e altre 5 camere dalla pianta rettangolare.
Ballard ha riferito a Nature di aver chiesto al Supreme Council of Antiquities il permesso di perforare l’area dalla superficie esterna con una serie di canali del diametro di 7-8 centimetri. Il team si sta già allenando con piccoli robot dotati di microcamere che verrebbero calati dall’alto per verificare la presenza di uno di questi vuoti, quello più settentrionale e meno certo. Se dovesse arrivare l’OK dallo SCA, Ballard auspica di iniziare le ricerche il prossimo novembre.
Le critiche ai risultati
In passato, ho avuto modo di parlare in persona con Porcelli, che gentilmente mi ha fornito le sue pubblicazioni e quelle dei suoi colleghi. Questa volta mi sono rivolto a Gianluca Catanzariti, geologo fondatore della 3DGeoImaging, direttamente coinvolto nelle ricerche del 2017-2018 e con ampia esperienza sul campo, anche in altri siti archeologici egiziani. Riporto così integralmente la nota che mi ha girato, anche a nome degli altri membri della KV62 GPR scan collaboration (Politecnico di Torino, Università di Torino, 3DGeoimanging, Geostudi Astier):
“Esprimiamo forte perplessità per il rilievo dato da Nature a presunte “new evidence for hidden chambers” nella tomba di Tutankhamon, basate su interpretazioni pubblicate in un Occasional Paper non sottoposto, per quanto risulta, a peer review indipendente. La microgravimetria opera in questo caso su anomalie di ampiezza estremamente ridotta, prossime ai limiti di risoluzione della tecnica, per identificare target di dimensioni metriche. In queste condizioni, l’attribuzione di geometrie definite, fino a riconoscere camere e angoli retti, richiede particolare cautela e una rigorosa valutazione delle incertezze.
È inoltre priva di fondamento l’affermazione, riportata da Nature, secondo cui le precedenti indagini GPR non avrebbero individuato il presunto corridoio perché orientate alla ricerca di una grande cavità immediatamente dietro la parete. La possibilità che eventuali spazi retrostanti fossero colmati da detriti era stata esplicitamente considerata nella progettazione e nell’interpretazione delle nostre indagini ed era stata discussa con lo stesso George Ballard prima dell’esecuzione del rilievo. Sorprende infine che Nature, pur discutendo esplicitamente i precedenti rilievi radar di KV62, non citi lo studio peer-reviewed dedicato al terzo e più recente rilievo GPR della tomba, condotto nel 2018 e pubblicato sul Journal of Cultural Heritage.
Più in generale, i risultati delle nostre ricerche nella Valle dei Re sono stati oggetto di tre pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali sottoposte a revisione. La validazione attraverso peer review e il confronto con la letteratura scientifica esistente costituiscono prassi fondamentali della ricerca. Dispiace pertanto constatare che Nature, per la seconda volta in relazione alle ipotesi di Nicholas Reeves su Nefertiti, abbia dato grande risalto mediatico ad affermazioni non ancora sottoposte ad una verifica scientifica. Su un tema di tale rilevanza riteniamo indispensabile che nuove interpretazioni siano validate indipendentemente prima di essere presentate al pubblico come evidenze di camere nascoste e della possibile sepoltura di Nefertiti.”
Gianluca Catanzariti, 3DGeoImaging Torino





