Non in Egitto, culla della civiltà faraonica, non in Francia, patria del decifratore dei geroglifici Jean-François Champollion, ma in Italia, più precisamente a Pisa, nell’anno accademico 1825-1826 si tennero le prime lezioni universitarie di Egittologia al mondo. In cattedra era seduto il giovane orientalista Ippolito Rosellini, uno dei pochissimi studiosi approcciatosi alla neonata disciplina, che presentò agli studenti dell’Università di Pisa nozioni di storia e lingua dell’antico Egitto. Oggi, a distanza di 200 anni, gli egittologi dello stesso ateneo celebrano questo importante primato con una serie di eventi aperti al pubblico.
Il pisano Ippolito Rosellini era professore di Lingue orientali già dal 1824, ma, colpito dalla scoperta rivoluzionaria di Champollion, approfondì lo studio della scrittura geroglifica. Solo due anni prima, il 27 settembre 1822, il francese presentava all’Accadémie Royale des Inscriptions et Belles-lettres di Parigi la sua pubblicazione Lettre à M. Dacier con cui avrebbe dato il via all’egittologia moderna e fatto rivivere una lingua sopita per quasi un millennio e mezzo. Rosellini, che ben conosceva l’ebraico e l’arabo, volle avventurarsi in questa nuova sfida e curò l’edizione italiana dell’opera di Champollion, ricevendo apprezzamento e stima dall’autore.
I due si incontrarono nel 1825 proprio in Toscana che, all’epoca, era la porta europea alle antichità egizie che confluirono nei principali musei del continente. Nel solco dell’egittomania scoppiata dopo la spedizione di Napoleone in Egitto e la pubblicazione della Description de l’Égypte, si diffuse un gusto artistico, detto “neo-egizio”, che influenzò architetti, pittori e scultori dell’Ottocento; inoltre, ogni corte europea aspirò a possedere una propria collezione nilotica e Livorno fu scelta come principale approdo per questo particolare commercio.
Navi cariche di cereali e prodotti esotici partivano da Alessandria d’Egitto e arrivavano nel porto labronico portando anche statue, sarcofagi, mummie e papiri. Ben presto, i lazzaretti e i magazzini livornesi si riempirono di quei reperti che oggi ammiriamo nei musei di Torino, Firenze, Bologna, Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Leida. Di conseguenza, nacque un vero e proprio turismo specializzato con antiquari, collezionisti e studiosi che si recarono nella città toscana per vedere di persona questa preziosa mercanzia. Champollion stesso arrivò a Livorno per analizzare la ricca collezione del console inglese Henry Salt, poi acquistata dal re di Francia e portata al Louvre.

Proprio in questa occasione, Rosellini aiutò Champollion nella valutazione di alcune antichità e tra i due nacquero un sincero rapporto di amicizia e una proficua collaborazione lavorativa. Insieme viaggiarono in Italia, da Firenze a Napoli, passando per Roma e Benevento, alla ricerca di monumenti egizi per affinare il metodo di decifrazione del francese. L’altronde, l’Italia, grazie al neonato Museo Egizio di Torino e ai tanti oggetti faraonici – in particolare i grandi obelischi in granito – importati nella Roma imperiale, era il luogo migliore, dopo l’Egitto, dove trovare testi geroglifici. Riuscirono inoltre a progettare un viaggio scientifico nella Valle del Nilo, finanziato dal granduca di Toscana Leopoldo II e da Carlo X di Francia.
La celebre Spedizione franco-toscana del 1828-1829 fu la prima missione egittologica vera e propria. Se i savants di Bonaparte non erano ancora in grado di leggere e capire i testi che copiavano, Rosellini e Champollion portarono con loro disegnatori che avevano il compito di documentare alla perfezione il materiale preso dalle pareti di templi e tombe, poi pubblicato parallelamente nei volumi dei Monumenti dell’Egitto e della Nubia (1832-1844) a Pisa e dei Monuments de l’Égypte et de la Nubie (1844) a Parigi.
La parte toscana della spedizione arrivò nel porto di Livorno nel dicembre del 1829 con circa 2000 reperti per il Museo Archeologico di Firenze e uno straordinario patrimonio di documenti, oggi conservato presso la Biblioteca Universitaria di Pisa, composto da oltre 20.000 carte, tra quaderni di appunti, note manoscritte, lettere, testi e oltre mille meravigliosi disegni, molti dei quali acquarellati.
Proprio grazie a ciò che aveva appreso da Champollion e all’interesse di Leopoldo II, esattamente due secoli fa, Rosellini fu il primo a proporre un corso accademico di Egittologia, presso l’Università di Pisa. Le pagine manoscritte originali delle prime due lezioni, intitolate “Memorie per servire alle lezioni dell’Anno Accademico 1825 e 26”, sono conservate presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano perché donate dalla moglie dell’orientalista pisano e figlia del celebre compositore Luigi, Zenobia Cherubini.
Una trascrizione di poco successiva, risalente al 1857, è alla Biblioteca Universitaria di Pisa. Il testo, purtroppo incompleto, presenta l’introduzione al corso e lo schema di una “Esposizione Storico-Critico-Geografico-Filologica degli avvenimenti dell’Antico Egitto avanti l’invasione di Cambise”. Nel 1830, di ritorno dall’Egitto, Rosellini aggiunse anche l’archeologia della Valle del Nilo alle materie trattate. Ancora una volta un primato per Pisa e per l’Italia, mentre in Francia una cattedra per Champollion fu istituita solo nel 1831.
Da allora, l’Università di Pisa ha seguito quest’illustre tradizione, confermandosi ai vertici della disciplina in ambito nazionale e internazionale. Il ruolo di Rosellini è stato ricoperto da alcuni tra i più importanti esponenti dell’egittologia italiana, come Sergio Donadoni, Edda Bresciani e Marilina Betrò. Oggi, il nutrito team di egittologi dell’ateneo pisano, diretto dal prof. Gianluca Miniaci, porta avanti numerosi progetti, tra cui spiccano due missioni archeologiche in Egitto (a Luxor e a Zawyet Sultan), lo studio del corredo della regina Ahhotep e la ricerca dei documenti archivistici relativi al passaggio di antichità egizie a Livorno (progetto TEMA, che ho condotto sotto la direzione della prof.ssa Betrò).

Il bicentenario delle prime lezioni di Rosellini sarà commemorato nei prossimi mesi con attività che riporteranno Pisa al centro dell’egittologia mondiale. Già rinomati professori e ricercatori da Stati Uniti, Europa ed Egitto hanno presentato i loro studi in un ricco ciclo di conferenze tenuto tra settembre e ottobre. Altri studiosi italiani interverranno nei primi mesi del 2026. Inoltre, l’11 e il 12 dicembre, in occasione del convegno internazionale “Recentering the Formation of Modern Egyptology: Egypt, Pisa and Livorno 1770s-1825“, egittologi e storici da tutto il mondo (compreso me) dialogheranno sulle fasi di formazione dell’egittologia moderna e ne approfondiranno il background sociale, economico e culturale, tra Egitto, Livorno e Pisa.
A margine del convegno, ci sarà anche la mostra, di cui sono uno dei curatori, “Ippolito Rosellini, Pisa e la nascita dell’Egittologia moderna” che verrà inaugurata il 12 dicembre, alle 12:45, presso il Museo della Grafica (Lungarno Galilei 9, Pisa). Saranno esposte le pagine delle prime lezioni di Rosellini, insieme ad altri documenti conservati presso la Biblioteca Universitaria di Pisa, come antichi volumi, note manoscritte e i meravigliosi disegni realizzati durante la Spedizione franco-toscana.





