Il Libro dei Morti è senz’altro uno dei prodotti più peculiari della religione e della tradizione funeraria dell’antico Egitto. Ogni egittologo – ma anche egittofilo – conosce questa raccolta eterogenea di formule che aveva il compito di aiutare i defunti nel superare le insidie dell’aldilà. Per questo motivo, un’edizione del Libro dei Morti non deve mai mancare nella libreria di chiunque si occupi della civiltà faraonica, che sia per lavoro o semplicemente per diletto.

Ecco perché aspettavo da anni la ristampa di “Going out in Daylight – prt m hrw. The Ancient Egyptian Book of the Dead: translation, sources, meanings“, a mio avviso il miglior testo sul Libro dei Morti. Scritto dal prof. Stephen Quirke, noto egittologo della University College London, ed edito nel 2013 dalla Golden House Publications, casa editrice londinese, da sempre specializzata in libri di egittologia, il libro era stato subito esaurito. Solo quest’anno la GHP – che ora stampa anche in Italia, oltre che in UK e USA, abbattendo quindi i costi doganali e di spedizione – ha deciso di riproporlo dopo le continue richieste e me ne ha gentilmente spedito una copia.
Già il titolo spiega l’impostazione di questa voluminosa opera. In 641 pagine sono presentate la traslitterazione, la traduzione, l’origine e la spiegazione di tutti gli oltre 200 capitoli del Libro dei Morti. Tale definizione fu coniata nel 1842 dall’egittologo tedesco Lepsius che aveva pubblicato il papiro di Iuefankh del Museo Egizio di Torino, ma la vera denominazione è, per l’appunto, prt m hrw (“peret em heru”), cioè “(Formule) per uscire al giorno”. Da allora si sono susseguite diverse edizioni, come quelle di Budge, Barguet, Faulkner, Allen e Hornung. Più recentemente, invece, è stato pubblicato sul web il database del Totenbuch Projekt.
Del libro di Quirke si apprezza la completezza. Dopo una panoramica critica delle principali fonti papiracee, dalla XVIII dinastia al periodo tolemaico, si passa alla rassegna completa di tutte le formule, di cui vengono mostrate le diverse versioni. Due appendici sono infine dedicate a quei capitoli che vanno oltre al 190, per ora accettato dai più come ultimo del corpus, e alle testimonianze scritte su altri supporti che non trovano paralleli su papiro. Ma la vera novità è che il testo è accompagnato per la prima volta dalle illustrazioni. Le vignette, infatti, non erano semplici decorazioni ma parti integranti delle formule magiche che, altrimenti, non avrebbero funzionato. Proverbiale è la scena della pesatura del cuore (cap. 125)
“Going out in Daylight” ha sicuramente l’accuratezza e il rigore scientifico necessari a un pubblico accademico, ma è utile anche a quegli amanti dell’antico Egitto che vogliono una traduzione corretta di tutte le formule del Libro dei Morti senza doversi affidare a dubbie fonti disponibili online o consultare l’ormai superatissima – seppur ancora molto amata – edizione di Budge.

Per maggiori info: https://www.goldenhousepublications.com/product-page/going-out-in-daylight-prt-m-hrw




