“L’Egitto di Provincia”: Museo Stibbert, Firenze

"L'Egitto di Provincia": Museo Stibbert, Firenze - Djed Medu

 

A Firenze l’Egitto antico non si trova solo nel Museo Archeologico Nazionale, che comunque possiede una delle più importanti collezioni egizie d’Italia e non solo. Fuori dai consueti percorsi turistici, esiste un vero e proprio gioiellino che meriterebbe di essere visitato per respirare quell’atmosfera ottocentesca che ha originato molte delle raccolte che ho descritto in questa rubrica: il Museo Stibbert.

Il museo prende il nome da Frederick Stibbert (1838-1906), eclettico collezionista di origini inglesi – ma nato e morto nella città toscana – che spese buona parte del patrimonio familiare per acquistare compulsivamente circa 50.000 oggetti. La sua attenzione si rivolse in particolare verso armi e armature europee, arabe, indiane e giapponesi, dal XV al XIX secolo, che rappresentano uno dei principali nuclei del genere al mondo.

La grandissima mole di materiale acquistato – disposta con un preciso ordine museologico che prevede anche manichini realizzati ad hoc per esporre costumi e corazze – ha perfino costretto Stibbert a far costruire un annesso all’allora piccola villa sul colle Montughi (centro-nord di Firenze; ancora oggi sede del Museo Stibbert da quando fu ceduta, secondo testamento, alla città per essere aperta al pubblico) e, come vedremo, ha letteralmente relegato la collezione egizia in un angolino.

Museo Stibbert

Un personaggio del genere non poteva di certo restare immune all’ondata di egittomania che stava investendo l’Europa dopo la spedizione napoleonica in Egitto (1798-1801) e quella franco-toscana di Champollion e Rosellini (1828-29). D’altronde, a Firenze e in tutta la Toscana da decenni si vedevano architetture e decorazioni dal gusto neo-egizio; così, tra il 1862 e il 1864, Stibbert si fece costruire un tempietto di ispirazione nilotica nel parco della villa (immagine in alto). La piccola cappella si sviluppa su una penisola in un laghetto artificiale che rappresenta il Nilo ed è decorata da pseudogeroglifici, figure di faraoni, statue in terracotta di sfingi e leoni, colonne papiriformi e perfino un obelisco.

Nella seconda sala del Museo Stibbert, invece, si trova una piccola collezione egizia di una ventina di reperti che, come anticipato, sono posti in un sottoscala. Il piccolo spazio è in gran parte occupato sulla destra dai sarcofagi di Iretiru (“Signora della casa” e figlia di un Profeta di Amon, XXV-inizi XXVI din.) e di Nespasefy (“Profeta di Montu”, XXV-XXVi din.) e sulla sinistra dal coperchio di sarcofago di Pakharu.

Il resto degli oggetti si trova su una base nell’angolo più interno: due vasi canopi in calcare di Epoca Tarda (Qebehsenuef, testa di falco per contenere l’intestino, e Imsety, testa umana per il fegato); 7 scarabei di diversi materiali databili tra Secondo Periodo Intermedio e Nuovo Regno; una gamba di sbagello in legno a forma di zampa di leone; un bronzetto tardo di Osiride; due occhi da intarsi in rame, calcite e ossidiana; 6 ushabti in faience di Epoca Tarda e tolemaica, alcuni dei quali con diversi confronti in altri musei.

Ad esempio, il nome di Psametico figlio di Merneith, “Sovrintendente al computo della tavola reale” durante la XXVII dinastia, è presente in altre statuette conservate al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, oltre che a Leida, Cairo e Boston (per un accurato studio di questi ushabti: Rosati G., The shabtis of Psamtek, son of Mer(et)-Neith: additional material for their study, in GM 212, 2007, pp. 93-100). Tutti gli oggetti sono pubblicati in: Del Francia P.R., Guidotti M.C., Stibbert e l’Egitto, in “Museo Stibbert Firenze 3: Frederick Stibbert. Gentiluomo, collezionista e sognatore”, Firenze 2000.

http://www.museostibbert.it/