Un esemplare unico dei Ritratti del Fayum scoperto da una missione italiana

ritratti del fayum

I cosiddetti Ritratti del Fayum sono tra le produzioni più peculiari dell’arte egizia, frutto della commistione di culture diverse in un periodo ben preciso. Queste emozionanti raffigurazioni, infatti, risalgono all’epoca romana, tra la fine del I sec. a.C. e la metà del III d.C., e fondono la tradizione funeraria locale con tecniche e stilemi classici. Si tratta di tavole dipinte a encausto o tempera, con una raffigurazione iperrealistica dei connotati del defunto, non a caso poste sul volto delle mummie. La definizione “Ritratti del Fayum”, invece, si deve alla loro provenienza, localizzata quasi esclusivamente nella grande pseudo-oasi.

Proprio oggi apre al pubblico una mostra dedicata a queste opere: “Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum” (dal 05/11/2026 al 02/05/2027). Presso il Museo dell’Ara Pacis a Roma, sono esposti, insieme ad altri tipi di reperti (110 in tutto), 50 dei circa 1000 Ritratti del Fayum noti, prestati da musei di tutto il mondo, come il Museo Egizio del Cairo, Museo Egizio di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Getty Museum, Metropolitan di New York, Landesmuseum Württemberg di Stoccarda ecc. Tra questi, però, c’è un esemplare unico, mostrato per la prima volta.

Si tratta di una tavola del II sec. d.C., conservata presso il museo di Piazza Tahrir (inv. JE 101671) e scoperta nel 2022 proprio nel Fayum, a Dime es-Seba, dove sorgeva l’antica Soknopaiou Nesos, a nord del Lago Qarun. Protagonista del ritrovamento è la missione archeologica dell’Università del Salento, oggi diretta da Paola Davoli, attiva dal 2003 nell’indagine del complesso templare del III sec. a.C.-III d.C., dedicato a Soknopaios (“Sobek, signore dell’Isola”, divinità raffigurata come un coccodrillo a testa di falco) e a Iside Neferses (Iside dal bel trono). Proprio il contesto di rinvenimento rende questo esemplare unico.

Un esemplare unico dei Ritratti del Fayum scoperto da una missione italiana - Djed Medu
Stele dedicata a Soknopaios da Dime, Museo Egizio del Cairo (ph. M. Mancini)

Non provenendo da una tomba, infatti, non è un ritratto funebre ma lo sportello, alto 32 cm, di un mobiletto donato al tempio. È la prima volta che uno dei Ritratti del Fayum viene scoperto in un’area sacra. Sulla tavola è raffigurato un anonimo giovane, inizialmente identificato come una ragazzina, avvolto in un mantello bianco a bande rosse e con una treccia al lato della testa. Questa acconciatura denota il ragazzo come un esponente delle élite di origini greche, che, al 14° anno di età, tagliavano il codino per celebrare il passaggio all’adolescenza. La festa, chiamata mallokouria, si celebrava nei santuari e consisteva nella donazione della treccia al dio locale e in un banchetto.

Il pannello, come detto, era all’interno del recinto sacro, nascosto da tombaroli che, fortunatamente, non sono mai tornati a prenderlo. Tuttavia, pur non conoscendo il contesto originale, la prof. Davoli ipotizza che lo sportello potesse chiudere una delle nicchie della sala del banchetto, dove, fra l’altro, è stata ritrovata proprio una treccia di capelli umani lunga 15 cm. Che sia proprio quella del ragazzo raffigurato sulla tavola? In ogni caso, il reperto è esposto al pubblico per la prima volta nella mostra di Roma.

Un esemplare unico dei Ritratti del Fayum scoperto da una missione italiana - Djed Medu
Il ritratto nella mostra del Museo dell’Ara Pacis (ph. Alessandra Clementi)

 

Fonte: Università del Salento