Il Grand Egyptian Museum è stato da poco inaugurato e, fin da subito, ha riscosso un enorme successo, perfino eccessivo. Nella prima settimana di apertura, ha sempre registrato il sold-out, spingendo la direzione a cercare nuove soluzioni, fino all’attuale chiusura delle biglietterie fisiche. A partire dal 1 dicembre, saranno infatti valide solo le prenotazioni con orario d’ingresso effettuate sul sito web. D’altronde, nel primo giorno (4 novembre) i visitatori erano stati 18.000 e nel venerdì successivo è stata superata la capienza massima (15-20 mila) prima della fine della mattinata.
Anche io rientro in questa moltitudine di gente che si è fatta largo sgomitando per vedere le migliaia di reperti esposte nelle sale affollate. Ho infatti da poco visitato il Grand Egyptian Musuem e vorrei raccontarvi la mia esperienza, aggiungendo qualche consiglio che ritengo utile. Alcune premesse sono però necessarie per giustificare l’evidente problema di overtourism: io sono andato di sabato, giorno critico già di per sé, e l’affluenza è impressionante in questo primo periodo perché le persone sono spinte dalla curiosità di vedere questo gigantesco museo, finalmente completato dopo oltre 20 anni.

Informazioni di base
Il Grand Egyptian Museum è attualmente il più grande museo archeologico interamente dedicato a un’unica civiltà, grazie a un’estensione totale di quasi 500.000 m². In 92.000 m² sono esposti 57.000 reperti, che vanno dalla preistoria al periodo greco-romano. Ci sono inoltre ristoranti, bar, bookshop, negozi di souvenir, un cinema, una biblioteca, un auditorium, un avanzato centro di restauro, aree per mostre temporanee, un museo per i bambini e una sala per la realtà mista.
Il GEM è aperto tutti i giorni con i seguenti orari: lunedì, martedì, giovedì, venerdì, domenica 8.30-19.00 (le gallerie sono visitabili dalle 9.00 alle 18.00); mercoledì e sabato 8.30-22.00 (le gallerie 9.00-21.00). Il biglietto costa 1450 sterline egiziane (circa 26 euro), la metà per gli studenti fino a 25 anni ed è gratuito per i bambini fino a 6 anni e per le persone diversamente abili che possono usufruire di ascensori, rampe e un servizio offerto di noleggio di sedie a rotelle.

Il percorso espositivo del Grand Egyptian Museum
La visita comincia dall’esterno. Se si arriva dall’ingresso nord, ad accogliere i visitatori, prima della galleria dei negozi, c’è un colosso di Ramesse II da Tanis. Se invece si entra dall’ingresso principale, si passa sotto l’obelisco sospeso e si va nella Grande Sala. Questo ampio spazio ha il compito di raccordare la parte commerciale con le gallerie e qui troneggia una statua di Ramesse II ancora più imponente, alta addirittura 11 metri. Fate però attenzione a dove mettete i piedi perché la gente cade spesso nella vasca che circonda il colosso mentre è con la testa all’insù. In quest’area sono esposte anche la Colonna della Vittoria di Merenptah e due statue tolemaiche scoperte nel mare a Heracleion.
Si sale poi sulla Grande Scalinata, cavea scenografica alta l’equivalente di un palazzo di sei piani, su cui sono collocati 59 tra statue, stele, sarcofagi, colonne e altri elementi architettonici. I reperti non hanno barriere che li dividano dai visitatori e, anche a causa dell’affollamento eccessivo, in questi giorni si è assistito a scene poco edificanti, tra selfie troppo ravvicinati, mani messe ovunque o peggio. Sicuramente meno trafficata è la parte sinistra, dove comunque si possono ammirare dieci statue di Sesostri I da Lisht e il Canone di Saqqara che elenca 58 faraoni dalla I alla XVIII dinastia. L’ascesa si conclude con una vetrata panoramica che dà direttamente sulle piramidi di Giza.

Le 12 Gallerie Principali raccolgono pezzi che vanno dal 700.000 a.C. al 384 d.C.: 1-3) Preistoria, Predinastico, Protodinastico, Antico Regno e Primo Periodo Intermedio (700.000-2034 a.C.); 4-6) Medio Regno e Secondo Periodo Intermedio (2034-1550 a.C.); 7-9) Nuovo Regno (1550-1069 a.C.); 10-12) Terzo Periodo Intermedio, Periodo Tardo, Periodo Tolemaico, Periodo Romano (1069 a.C.-394 d.C.). Alle gallerie si aggiungono quattro “caverne”, sale poste a un livello più basso del Grand Egyptian Museum e dedicate a temi specifici quali le sacerdotesse di Hathor, la Valle dei Re (notevole!), Deir el-Medina (con ricostruzione di una tipica casa del villaggio) e il patrimonio sottomarino.
La visita si snoda a zig-zag secondo un ordine cronologico, ma la disposizione aperta delle sale permette intelligentemente di adottare anche un percorso alternativo tematico, diviso in Società, Regalità e Credenze religiose. La segnaletica è chiara e, in generale, le vetrine sono ampie e ben illuminate e le didascalie quasi sempre esaustive (sulla scalinata c’è addirittura la versione in italiano), soprattutto se paragoniamo il Grand Egyptian Museum al vecchio Museo Egizio del Cairo. Qualche volta è meno comprensibile la provenienza dei reperti, in particolare se sono disposti in gruppo. Ci sono poi istallazioni video per approfondire argomenti specifici come l’immancabile periodo amarniano.

La prima galleria è stata per me la più problematica. Oltre al flusso di persone che si blocca dopo l’ingresso, ho provato una fastidiosa e inedita sensazione da bulimia di offerta: non sapevo dove andare, cosa vedere, che fotografare. In questa parte, gli oggetti esposti sono un’infinità e coprono un ampissimo periodo di tempo. Andando verso le sale laterali, la folla si dirada e c’è più spazio tra un pezzo e l’altro; o semplicemente ci si abitua alla calca. Per l’Antico Regno, il museo di Piazza Tahrir – grazie ai capolavori rimasti – resta ancora superiore al Grand Egyptian Museum, ma mi ha colpito vedere le camere funerarie di tombe da poco scoperte a Saqqara, di cui ho parlato sul blog.
Le gallerie del Medio e Nuovo Regno sono, a mio avviso, le migliori. Le prime perché danno finalmente ampio spazio a un periodo della storia egizia quasi sempre messo in secondo piano dietro l’età delle piramidi e quella dei faraoni più famosi. Il Medio Regno è illustrato con maggior attenzione, anche verso gli aspetti della vita quotidiana e i materiali meno “nobili”. Il Nuovo Regno, invece, si distingue per la monumentalità e l’importanza storica dei pezzi esposti. Si ritorna a una maggior confusione, anche cronologica, e all’ammasso di oggetti nelle ultime gallerie (dal Terzo Periodo Intermedio all’Epoca romana), palesemente completate un po’ di fretta per rispettare l’ennesima deadline della “soft opening” del 16 ottobre 2024.

Le Gallerie di Tutankhamon
Inutile far finta di niente: la gran parte dei visitatori arriva al Grand Egyptian Museum per vedere il tesoro di Tutankhamon. Al corredo del giovane faraone è dedicata un’area di 7.000 m² in cui sono insieme per la prima volta tutti i 5.500 reperti scoperti nella KV 62. Nonostante io sia allergico al mainstream nell’egittologia, devo ammettere di aver apprezzato l’allestimento. Non solo oro e pietre preziose, ma anche argilla, lino e vimini. Accanto alla maschera, ai sarcofagi e ai gioielli, sono infatti esposti i numerosi oggetti di vita quotidiana – tra mobili, abiti, cibo, giochi, armi – che dovevano accompagnare il re nell’aldilà e che nel museo di Piazza Tahrir erano nei magazzini o non ricevevano il giusto focus.
Anche in questo caso le due gallerie parallele sono aperte e permettono diverse proposte di percorso, dai 20 minuti alle 2 ore di visita. Si inizia da una sezione dedicata alla scoperta della tomba, con documenti di archivio, foto di Harry Burton affiancate ai veri soggetti degli scatti, testimonianze della “Tutmania” scoppiata subito dopo e, soprattutto, le poche antichità attribuibili al re, individuate nella Valle dei Re prima del 1922 e che indirizzarono la missione di Howard Carter. Si passa poi all’ampia parte con i già citati oggetti di uso comune, molti dei quali mai mostrati prima e finalmente restaurati.

Girando verso la seconda galleria, si attraversa un angolo dedicato ai concetti di rinascita e vita nell’aldilà e si giunge alla sezione più gremita, quella con il corredo deposto nella camera sepolcrale. Qui si trovano i pezzi più famosi, dai quattro sacrari in legno dorato ai tre sarcofagi antropoidi, dai gioielli posti sulla mummia alla maschera funeraria. In questo settore la densità di persone, già considerevole in generale nelle gallerie di Tutankhamon, diventa più che fastidiosa, arrivando alla lunga fila – un po’ come per la Gioconda al Louvre – per stare un paio di secondi di fronte alla maschera e scattare una foto.
Il percorso termina con una sala incentrata sull’identità di Tutankhamon, in cui sono spiegati il suo albero genealogico e le principali teorie sulla morte. Appare evidente che i curatori del Grand Egyptian Museum abbiano puntato molto su queste gallerie, impegnando maggiori risorse e ricerca. Rispetto al resto del museo, infatti, qui incontriamo più pannelli, monitor, postazioni tattili e soluzioni interattive, come un video in cui vengono mostrati lo sbendaggio virtuale della mummia e la posizione di amuleti e altri oggetti posti sul corpo del faraone.

Chiudo con un dubbio. In una piccola sala appartata, dove si conservano i due feti delle figlie del re, c’è un tavolo ancora vuoto con la scritta “mummia del re Tutankhamon”: ma non doveva restare nella sua tomba?
Il Museo delle Barche di Cheope
In un edificio a parte del Grand Egyptian Museum sono alloggiate le due barche di Cheope; o meglio, per il momento solo quella che in precedenza era esposta ai piedi della Grande Piramide. L’imbarcazione, spostata qui in pompa magna già nel 2021, è visibile da tutti i lati e da diverse altezze. Per la seconda, ancora in fase di restauro e rimontaggio, c’è solo una struttura di sostegno in metallo. Nel piano terra del museo, sono esposti anche gli utensili con cui è stata realizzata la barca funeraria, mentre all’esterno si può passare sotto i grandi blocchi di pietra che sigillavano la fossa in cui era deposta.
Terminata la visita, se avete ancora tempo e non siete stanchi, potete oltrepassare la vasca delle Sekhmet, salire sul giardino terrazzato e imboccare il lungo percorso pedonale di 2 km che collega il Grand Egyptian Museum all’area delle piramidi. Ma direi di pensarci bene, perché avrete già visto abbastanza!

Consigli per visitare al meglio il Grand Egyptian Musem
- IMPORTANTE: ricordate di arrivare al museo già con un ticket acquistato sul sito perché le biglietterie fisiche sono al momento chiuse.
- In attesa della realizzazione della fermata della metro, il GEM si raggiunge facilmente con i taxi che sono economici o, ancora meglio, con Uber che permette di conoscere già in anticipo il prezzo senza contrattare.
- Per evitare il pienone, non visitate il Grand Egyptian Museum nel fine settimana (in Egitto venerdì e sabato). Per lo stesso motivo, se non avete intenzione di rimanere tutto il giorno nel museo, arrivate a ora di pranzo perché la mattina ci sono più turisti.
- Abbigliamento: c’è tanto da camminare, quindi indossate scarpe comode. Inoltre, in alcune sale l’aria condizionata è polare, per cui vi consiglio di portare con voi una maglia o un coprispalle.
- Le foto sono permesse ovunque, ma almeno nelle Gallerie di Tutankhamon i guardiani fanno storie se si usano reflex. In previsione di centinaia di scatti, portatevi un power bank per il cellulare.
- Nel GEM ci sono diversi bar e ristoranti, quindi potete interrompere la visita, mangiare o semplicemente prendere un caffè, e riprenderla con calma.




