All’Aquila si trova la principale collezione egizia – almeno per numero di reperti – della mia regione, l’Abruzzo. Nello specifico, il nucleo di antichità è conservato nel Museo di Scienze Naturali ed Umane, presso il convento di San Giuliano, nella periferia nord della città ai piedi del monte di Castelvecchio. Purtroppo, però, sono ancora evidenti i segni del sisma del 6 aprile 2009 e il restauro del complesso è ancora lontano dall’essere completato. Per questo il museo non è ancora agibile (non lo è ancora nel 2026) e ho potuto visitare la collezione solo grazie alla gentilezza di Padre Marco.
Il convento di San Giuliano fu fondato nel 1415 dal beato Giovanni Vici da Stroncone ed è il primo complesso abruzzese dell’Ordine dei frati minori. La struttura, come in molti altri casi, ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli e per questo appare disomogenea dal punto di vista architettonico. L’originale chiesa neo-gotica, infatti, si presenta oggi con l’aspetto barocco della fine del ‘600. Ci sono due chiostri, il più grande dei quali (vedi foto in alto) è decorato con scene affrescate della vita di San Giovanni da Capestrano. Il nucleo più antico, invece, è costituito dal “Conventino”, piccolo edificio simile a un eremo.
L’allestimento del museo risale al 1997, quando Padre Gabriele Marini decise di rendere fruibile al pubblico il materiale didattico del liceo classico del Seminario. Le collezioni scientifiche, raccolte a partire dagli anni ’30 del XIX secolo, si dividono in 5 sezioni: etnologico-artistica (arte sacra dal XVI al XVIII sec.), biologica (animali imbalsamati dell’entroterra abruzzese), mineralogica, paleontologica (compresa una zanna di Elephas meridionalis) e archeologica. Quest’ultima comprende reperti appartenenti ai siti dell’aquilano e a civiltà del Mediterraneo e del Mesoamerica, “souvenir” delle missioni apostoliche in giro nel mondo, compreso l’Egitto.
I reperti egizi sono una cinquantina e occupano una vetrina del magazzino che, come si vede, non è stata toccata per quasi cinque anni. Fanno parte della collezione di Padre Gabriele Giamberardini che aveva completato gli studi classici proprio a San Giuliano e che, tra il 1950 e il 1969, aveva ricoperto varie cariche istituzionali al Cairo (fra le altre cose, fu Direttore del Centro di Studi Orientali Cristiani). Durante il suo soggiorno in Egitto, il frate raccolse una gran quantità di antichità, purtroppo prive di dati sull’acquisizione, prima conservate presso il Pontificio Ateneo “Antonianum” di Roma e poi, alla sua morte nel 1978, trasferite in parte all’Aquila e in parte nel Santuario della Madonna dell’Oriente a Tagliacozzo.
Gran parte degli pezzi è di dimensioni ridotte e di bassa qualità, in generale, di Epoca Tarda o greco-romana. Solo per pochissimi casi è nota la provenienza, ma è evidente che molti oggetti siano falsi. Si possono notare scarabei, piccole stele, stampi fittili, amuleti in faience, ushabti e una statuetta di Khnum in ceramica, bronzetti di Osiride, un frammento di sarcofago dipinto, una sfinge in calcare, un vaso cinerario doppio con sfinge, un ostrakon con una lettera in copto di un monaco (VI sec.), un frammento in calcare con testo geroglifico, una mummia di ibis, un modellino di barca ecc. 15 reperti più rappresentativi erano invece collocati in una vetrina nel percorso espositivo del museo.








