Una recente asta londinese ha scatenato polemiche per la possibile vendita illecita di un pezzo dalla tomba di Tutankhamon. lo scorso 27 luglio, infatti, presso le sale dell’Apollo Auctions, insieme ad altri reperti egizi, è stato battuto per ben 340.000 sterline (circa 390.000 euro) un raro vasetto a forma di cavalletta, ribattezzato “Guennol Grasshopper”, risalente alla fine della XVIII dinastia (1350-1340 a.C.).
L’oggetto si distingue per l’eccezionale fattura, degna di un re. Lungo poco meno di 9 cm, il piccolo unguentario è realizzato avorio dipinto con inserti di legno e serviva a contenere oli profumati o il trucco kohl. Per decenni è passato di mano in mano, esposto in famosi musei (Brooklyn Museum e Metropolitan) o in collezioni private, tanto che già in precedenza, a causa di dubbi sull’origine, sia Christie’s sia Sotheby’s si erano rifiutate di prendere in carico l’oggetto… ed è tutto dire.
Nel 1936, il mercante d’arte newyorkese Joseph Brummer acquistò la cavalletta dal mercante egiziano Maurice Nahman, che a sua volta l’aveva comprata da Howard Carter stesso. Già nella scheda d’inventario di Brummer, conservata oggi presso il Met, è indicata la possibile provenienza dalla tomba di Tutankhamon. Nel 1948 passò per 10.000 dollari al ricchissimo collezionista e industriale Alastair Bradley Martin, che decise di ribattezzare la sua collezione con la parola gallese gwennol (= martin pescatore) in memoria del viaggio di nozze in Galles. La cavalletta è infine stata acquisita dall’antiquario britannico Robin Symes, poi, per 1,2 milioni di dollari, dal controverso collezionista e ministro della Cultura qatariano Sheikh Saud al-Thani e, infine, nel 2007 dalla Merrin Gallery di New York.
D’altronde, è ormai assodato che Howard Carter abbia tenuto per sé, regalato o venduto qualche oggetto scoperto nella KV 62 (basta leggere “Tutankhamun: The Untold Story” di Thomas Hoving del 1978, o i più recenti “Tutankhamun and the Tomb that Changed the World” di Bob Brier del 2023 e “Treasured: How Tutankhamun Shaped a Century” di Christina Riggs del 2021). Per esempio, il Metropolitan Museum di New York ne ha restituiti 19 all’Egitto nel 2010, tenendo comunque altri dubbi.
Marc Gabolde, egittologo dell’Université Paul-Valéry University di Montpellier, ha invece riconosciuto pezzi di un collare di Tutankhamon sparsi tra il Nelson-Atkins Museum di Kansas City e un’asta di Christie’s del 2015. Ulteriori oggetti probabilmente appartenuti al corredo del faraone sarebbero al Louvre, al British Museum e al Saint Louis Art Museum.
I dubbi sulla “Cavalletta di Guennol” restano. Gli organizzatori dell’asta assicurano di aver compiuto un’accurata ricerca prima di vendere il pezzo e di aver ricevuto un certificato che conferma che l’oggetto non è stato rubato o trafugato. Secondo l’Apollo Auctions, il collegamento tra la cavalletta e la tomba di Tutankhamon sarebbe solo il frutto di una recente ipotesi accademica che non costituisce prova legale, non essendoci foto del reperto sullo scavo o riferimenti nella documentazione di Carter.
Christian Loeben, curatore della collezione egizia del Museum August Kestner di Hannover, intervistato dal New York Times si è invece detto abbastanza convinto che il vaso provenga proprio dalla KV 62, sia per lo stile sia per lo straordinario stato di conservazione, possibile solo grazie al ritrovamento in una tomba indisturbata. Stranamente per il momento non si hanno dichiarazioni del Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, di solito sempre molto risoluto nei casi di vendite all’asta di reperti egizi dall’origine dubbia.

Fonti:
https://apollo-magazine.com/grasshopper-guennol-ancient-egypt-tutankhamun-auction/





