Qualche giorno fa, è stata annunciata la scoperta ad Abu Ghurab del Tempio a valle di Nyuserra. Il ritrovamento porta una firma tutta italiana perché è stato effettuato da una missione delle Università di Torino e Napoli L’Orientale, sotto la direzione dei proff. Massimiliano Nuzzolo e Rosanna Pirelli, che già nel 2022 era stata protagonista di importanti risultati. Così ho colto l’occasione per attingere alla fonte diretta, facendo raccontare la notizia a Massimiliano Nuzzolo, che ringrazio ancora per la disponibilità.
Intanto rinnovo i miei complimenti! Ma entriamo nel vivo: in che cosa consiste la scoperta?

Per prima cosa permettimi una breve ma dovuta introduzione storica. Il sito di Abu Ghurab è un sito chiave per la conoscenza dell’Egitto del III Millennio a.C. perché ospita i due soli templi solari conosciuti finora in Egitto. Un tempio solare è un luogo dove si celebrava il culto del dio sole Ra ma anche quello della sua ipostasi terrena, ossia il faraone. In tal senso il tempio rivestiva un’importanza cruciale per l’ideologia del potere dell’epoca.
Dei due templi, quello del faraone Nyuserra, sesto sovrano della V dinastia (circa metà del III Millennio a.C.), è certamente il più imponente e, ad oggi, meglio conservato anche se di questo tempio mancava ancora il tempio a valle, ossia quell’edificio che, nell’architettura egizia del III Millennio a.C., costituiva l’edificio di raccordo tra il Nilo (o un suo canale) e il santuario superiore, mediante una strada processionale rialzata. Esso svolgeva una funzione centrale sia dal punto di vista architettonico sia rituale, rappresentando il luogo di approdo delle imbarcazioni cerimoniali e uno spazio di transizione simbolica tra ambito profano e ambito sacro.
Il complesso solare di Nyuserra fu infatti indagato per soli 3 anni alla fine dell’Ottocento dall’archeologo tedesco Ludwig Borchardt, noto al grande pubblico per le sue eccezionali scoperte ad Amarna, come il famosissimo busto di Nefertiti oggi al museo di Berlino. Durante la sua esplorazione del sito Borchardt scavò estensivamente il tempio superiore ma quando si rivolse al tempio a valle si imbatté in un livello della falda acquifera altissimo che gli impedì di continuare. Dopo solo 2 settimane di lavoro abbandonò dunque il sito.
Oggi però la situazione è molto diversa a causa delle mutate condizioni ambientali – legate agli effetti della Diga di Assuan, ai cambiamenti climatici e allo spostamento del corso del Nilo verso est. Ciò ha reso possibile l’avvio di nuove indagini archeologiche in questo settore del sito.

Nelle due stagioni 2024 e 2025 la missione ha dunque avviato lo scavo di questo settore del tempio che ci ha riservato le scoperte appena annunciate dal Ministero Egiziano, anche se tale scavo non è stato affatto semplice dato lo strato di fango durissimo che abbiamo dovuto rimuovere prima di poter arrivare ai livelli del pavimento e della fondazione del tempio, uno strato di fango depositatosi nei secoli nel tempio a seguito delle varie piene del Nilo e che in alcuni punti sfiorava i 3 metri di altezza.
Alla fine tuttavia siamo riusciti a rimettere in luce circa la metà del tempio che ha un’estensione enorme (ad oggi oltre 1000 metri quadrati sono stati esplorati) e doveva originariamente essere alto oltre 5,5 metri (fig. 1).

Il tempio è caratterizzato da elementi monumentali, come una entrata secondaria perfettamente conservata e costruita in quarzite (fig. 2 e foto in testa), un portico d’ingresso colonnato (abbiamo trovato resti di una colonna di granito e di una base in calcare bianco di Turah), una bella pavimentazione in calcare bianco di Turah, perfettamente conservata e decine di blocchi decorati e iscritti (fig. 3). Fra questi spicca certamente quello che doveva originariamente essere un architrave, che menziona fra l’altro anche il nome del re Nyuserra (fig. 4).
Le pareti del tempio dovevano essere ricoperte di granito come si può capire dall’enorme quantità di blocchi di questo materiale collassati sul pavimento del corridoio centrale che tagliava a metà il tempio, collegando la facciata con la rampa che portava al tempio superiore.

Nel comunicato del ministero egiziano si legge che il tempio di Nyuserra non è stato usato solo come un luogo di culto, giusto?
No niente affatto. I ritrovamenti da noi effettuati e in primo luogo la ceramica indicano che il tempio fu utilizzato come luogo di culto per circa cento anni, fino alla metà della VI dinastia, per essere poi gradualmente re-insediato dalle comunità locali come un abitato. La ceramica ritrovata è di produzione locale e di scarsa qualità, evidentemente prodotta per uso domestico e non cultuale e si data con grande precisione far la fine della VI dinastia e gli inizi del Medio Regno, in quello che si suole definire il “Primo Periodo Intermedio”, un periodo di dissoluzione del potere centrale e di instabilità politica, del quale gli Egittologi sanno ancora relativamente poco.
Alla ceramica si associano inoltre molti oggetti di vita quotidiana come le due pedine in legno del gioco senet (fig. 5), uno dei ritrovamenti più suggestivi fatto dalla missione nel 2024. Si tratta di una sorta di gioco degli scacchi, che gli Egiziani erano soliti rappresentare nelle loro tombe con evidente simbolismo funerario e di risurrezione, con il defunto al tavolo da gioco contro un convitato di pietra (la morte) non raffigurato. Evidentemente il gioco doveva essere molto diffuso visto che se ne trovano spessissimo evidenze in insediamenti oltre che in tombe.

Il tempio a valle del complesso solare divenne insomma col tempo un enorme insediamento, che ci fornisce una visione dal basso, dalla prospettiva della gente comune della fine del III Millennio a.C., e non, come sempre accade, solo la visione dall’alto, dal sovrano e dalla casa regale.
Tra i ritrovamenti spiccano alcuni blocchi decorati che menzionano feste religiose: cosa raccontano?
Si tratta di svariati blocchi decorati che menzionano festività come le festa di Sokar, la festa di Min o la processione di Ra nel tempio del sole che ci danno un’idea molto dettagliata di quelli che dovevano essere i rituali di culto celebrati nel santuario. Fra l’altro alcuni di questi frammenti si congiungono con quelli già rinvenuti da Borchardt nel 1901, sparsi intorno al tempio, per cui vanno ad arricchire un quadro già ampio e ci confermano che queste festività religiose fossero un momento partecipativo dell’intera comunità, che veniva coinvolta in maniera piuttosto ampia.
I testi geroglifici, infatti, menzionano centinaia di porzioni di pane, birra e carne distribuite durante le feste, il che fa pensare a rituali non destinati solo alla ristretta cerchia di funzionari e sacerdoti del tempio, ma all’intera comunità locale.
La vera novità dello scavo è che i blocchi da noi ritrovati provengono tutta dall’area del portico d’ingresso del tempio. Questo sembra indicare che la facciata del tempio, all’esterno, fosse incisa con questo lungo calendario di feste, che ad oggi risulta essere il primo esempio in assoluto di questi “calendari festivi” noti nell’antico Egitto, dal momento che altri esempi simili – il calendario del tempio funerario di Ramses III a Medinet Habu è il più noto – sono datati a periodi molto più recenti rispetto al regno di Nyuserra.
Obiettivi per missioni future?
La prossima campagna di scavo è previsa per la primavera 2026 e abbiamo in programma di scavare l’altra metà del tempio, con la speranza non solo di fare grandi ritrovamenti. Sicuramente mi aspetto di trovare un secondo ingresso secondario sul lato sud-est, come negli altri esempi noti di templi a valle, ma anche, si spera, qualche ambiente di culto come per esempio sappiamo che era il caso dal tempio a valle della piramide di Sahura, non lontana dal tempio solare. Ma soprattutto la mia speranza principale è di ritrovare il paleo-alveo del Nilo o dei suoi canali laterali.
La facciata del tempio è stata infatti completamente liberata dai detriti quest’anno e proprio durante gli ultimissimi giorni di lavoro abbiamo ritrovato l’inizio della rampa che dal tempio scendeva al fiume. Potrebbe trattarsi di un esempio simile al tempio a valle di Unis, ma in quel caso ci mancano testimonianze archeologiche sulla presenza di un imbarcadero, cosa che si conosce invece del tempio a valle di Chefren a Giza. Esplorare quest’area del tempio, a cavallo fra vegetazione e deserto, e sicuramente posta sulla falda acquifera, sarebbe per me una grandissima emozione e una cosa che, in questa epoca di cambiamenti climatici e grandi sconvolgimenti legati ai fiumi e alle inondazioni, mi sembra di enorme attualità.

Principali sponsor e partner del Progetto:
- Archaeological and Topographical Expedition at the Sun Temple of Nyuserra at Abu Ghurab (grant no. ARC-2980/24; ARC-3289/25), finanziata da Università di Torino e Ministero Italiano per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale (direttore scientifico: Massimiliano Nuzzolo).
- Constructing Sacred Space in Ancient Egypt: the case study of the Fifth Dynasty Sun Temples’ (project no. PRA-2022-25), finanziata da Università di Napoli L’Orientale (direttore scientifico: Rosanna Pirelli).
- Sun Temples Project. Religious spaces, ideological patterns and social dynamics of constructing the sacred landscape in Third Millennium BC Egypt’ (project no. 2019-24/E/HS3/00438), finanziata dal Fondo Nazionale per le Scienze Polacco (direttore scientifico: Massimiliano Nuzzolo).
Per approfondire:
https://www.dipstudistorici.unito.it/do/home.pl/View?doc=scavi_abu.html www.suntemplesproject.org




