Il “bianchetto” che ha corretto l’errore di uno scriba di 3300 anni fa

bianchetto papiro
Il "bianchetto" sul Libro dei Morti di Ramose (ph. Fitzwilliam Museum; elaborazione grafica M. Mancini)

Chi di noi, a scuola o in ufficio, non si è mai trovato a dover correggere un errore con il bianchetto? Con la digitalizzazione dei documenti e il graduale abbandono del cartaceo, il famoso strumento di cancelleria forse non è più così diffuso, ma, fino a pochi anni fa, coprire con vernice bianca un segno di penna sbagliato era la normalità. A quanto pare, lo era anche 3300 anni fa! In un papiro conservato al Fitzwilliam Museum dell’Università di Cambridge, infatti, è stato riconosciuto un espediente simile adottato da uno scriba che, evidentemente, non era contento del risultato finale del suo lavoro.

La scoperta è stata efffettuata durante l’allestimento della mostra “Made in Ancient Egypt“, che si sta concludendo presso il museo inglese (3 ottobre 2025 – 12 aprile 2026). Preparando il reperto, i curatori si sono accorti di un particolare curioso e lo hanno sottoposto a esami diagnostici non invasivi. Il frammento specifico appartiene al Libro dei Morti dello scriba reale Ramose, vissuto durante il regno di Seti I (1290-1278 a.C.). Scoperto nel 1922 a Sedment, sito del Medio Egitto nel governatoro di Beni Suef, il papiro era lungo 19,5 metri, ma si è conservato in pezzi.

Il “bianchetto” sarebbe stato utilizzato in particolare nella vignetta del capitolo 117, in cui Ramose è accompagnato da una divinità in forma di sciacallo, probabilmente Upuaut (“Colui che apre le strade”). Ai lati del corpo dell’animale si notano infatti strisce bianche che in origine dovevano essere meno evidenti. Grazie alla riflettografia all’infrarosso, è emerso che il pigmento bianco abbia coperto quello nero in un secondo momento, quando la pittura era stata già terminata. La silhoutte dello sciacallo è stata così assottigliata, adattandola a un taglio più stilizzato.

Al microscopio si notano tracce di giallo che servivano a nascondere meglio la correzione, rendendola più simile alle tonalità dello sfondo del papiro. Il pigmento è stato analizzato con la spettrofotometria XRF, che ha identificato la presenza di calcite e huntite, due minerali bianchi utilizzati nella pittura egizia. Questo particolare colloca la correzione in un secondo momento, perché gli altri bianchi del papiro sono prodotti solo con huntite. La curiosità, ancora una volta uscita dalla mostra del Fitzwilliam Museum, ci fa capire il valore del supporto scrittorio, modificato per non gettare il prezioso materiale papiraceo.

 

Fonte: https://www.instagram.com/p/DVqbU7dFF_W/?img_index=1